Farsi trovare su Google senza pagare pubblicità
Si può, ci vuole più tempo della pubblicità e non costa niente in denaro. Ecco cosa fare, in ordine di quanto rende rispetto alla fatica che chiede.
Aggiornata il 7 ottobre 2026
1. La scheda Google, completata davvero
È la prima cosa e la più sottovalutata. Per un’attività locale la scheda compare prima del sito, e spesso la telefonata parte da lì senza che nessuno apra il sito.
Completarla non vuol dire riempirla: vuol dire categoria giusta, orari veri, zona servita, servizi descritti, foto del lavoro vero. È un pomeriggio di lavoro e non costa niente.
2. Una pagina per ogni cosa che vuoi vendere
È l’errore che vediamo più spesso: tutti i servizi in una pagina sola. Google deve decidere quale pagina mostrare per una ricerca, e se la stessa pagina parla di otto cose diverse non è la risposta migliore per nessuna delle otto.
Una pagina per servizio, scritta attorno a come la gente cerca quel servizio, cambia la situazione più di qualunque trucco tecnico. Vale anche per le zone: se servi tre province, tre pagine — purché siano davvero diverse e non la stessa con il nome cambiato.
3. Le parole che usa la gente, non le tue
Quasi tutte le attività scrivono il proprio sito con il vocabolario del mestiere. Chi cerca usa un altro vocabolario, e cerca il problema, non la soluzione tecnica.
Il modo più semplice per scoprirlo senza strumenti: scrivi su Google quello che vendi e guarda i suggerimenti che compaiono mentre scrivi, e il riquadro «altre domande» a metà pagina. Sono le parole vere, gratis.
4. Le recensioni
Contano per la posizione nel riquadro delle mappe e contano per chi legge, che spesso decide lì. Si chiedono ai clienti veri, a lavoro finito, con un collegamento diretto.
Rispondere a tutte — anche a quelle brutte, soprattutto a quelle — è la parte che quasi nessuno fa e che si vede.
5. Farsi nominare in giro
Google si fa un’idea di quanto un’attività è conosciuta anche da dove viene nominata: gli elenchi di categoria, le associazioni di categoria, i giornali locali, i siti dei clienti per cui hai lavorato.
Non serve nulla di sofisticato: bastano i dati identici ovunque e qualche presenza vera nei posti che nella tua zona esistono davvero.
Evita i servizi che promettono centinaia di collegamenti a pagamento. Sono i link che Google ignora nel migliore dei casi, e nel peggiore ti fanno danno.
Quanto ci vuole
La scheda Google può muovere qualcosa in poche settimane, perché è un sistema a sé. Il posizionamento del sito è lento: su un dominio nuovo si ragiona su sei-nove mesi per andare a regime, con le ricerche più facili che arrivano prima.
È il motivo per cui la pubblicità e il lavoro naturale non sono alternative: l’una copre i mesi in cui l’altro cresce.
Le basi tecniche, senza esagerare
La parte tecnica di un sito locale è meno di quello che si teme, ma quel poco deve esserci. Se manca, il resto del lavoro rende la metà.
- Veloce dal telefono. La maggior parte delle ricerche locali parte da lì: un sito che ci mette troppo a comparire perde la visita prima ancora che inizi.
- Un titolo e una descrizione per ogni pagina, diversi fra loro: sono le due righe che Google mostra nei risultati, e sono il primo motivo per cui qualcuno clicca o no.
- Indirizzo sicuro (https) e un solo indirizzo per pagina: le versioni con e senza «www» devono portare tutte alla stessa.
- Il sito registrato in Google Search Console, gratuito, con la mappa del sito inviata: è il modo per dire a Google quali pagine esistono, e per sapere da lui cosa non va.
- I dati dell’attività scritti anche per le macchine (i dati strutturati): nome, indirizzo, orari, telefono, in un formato che Google legge senza interpretare.
Come sapere a che punto sei
Cercarsi da soli su Google dice poco: i risultati cambiano in base a dove sei, a cosa hai cercato prima e al dispositivo. È normale trovarsi primi dal proprio ufficio e non comparire a cinque chilometri.
I dati veri li danno due strumenti gratuiti. Google Search Console mostra per quali ricerche il sito è comparso, quante volte e quanti hanno cliccato. Il rendimento della scheda Google mostra quante persone l’hanno vista, quante hanno chiamato, chiesto le indicazioni o aperto il sito.
Guardarli una volta al mese basta per capire se la direzione è giusta, e da quali ricerche arriva davvero la gente.
Le scorciatoie che fanno perdere posizioni
Alcune pratiche girano ancora perché anni fa funzionavano. Oggi Google le riconosce, e il danno è più grande del vantaggio.
- Pagine per ogni paese tutte uguali, con solo il nome cambiato.
- Testi scritti per i motori e non per le persone, con la stessa parola ripetuta dieci volte.
- Collegamenti comprati a pacchetti da siti che non c’entrano niente con te.
- Cambiare dominio o indirizzi delle pagine senza un reindirizzamento dal vecchio al nuovo: si riparte da zero.
Se vuoi sapere a che punto sei, guardiamo sito, scheda Google e social e ti diciamo le tre cose da fare per prime. Gratis.
