Quanto costa Google Ads per un’attività locale
Non c’è un prezzo di Google Ads, e chi te ne dà uno sta tirando a indovinare. C’è però un modo preciso di scoprirlo per il tuo caso, prima di spendere un euro: è quello che facciamo noi prima di proporre un budget, e si può fare anche da soli.
Aggiornata il 7 ottobre 2026
Le due voci che spesso vengono confuse
In una campagna paghi due cose separate, e conviene tenerle distinte fin dal primo preventivo.
La prima è il budget pubblicitario: i soldi che vanno a Google ogni volta che qualcuno clicca. Li decidi tu, li paghi direttamente a Google con la tua carta, e puoi fermarli in qualunque momento.
La seconda è il lavoro di impostazione e gestione: scegliere le parole, scrivere gli annunci, preparare la pagina di destinazione, misurare cosa arriva e correggere. Questo lo fattura chi te lo fa.
Diffida di chi ti dà una cifra unica «tutto compreso» senza dirti quanto va in pubblicità: è l’unico modo per non sapere mai se la campagna sta funzionando.
Da cosa dipende il costo per clic
Quello che paghi a Google per ogni clic non è un listino: è il risultato di un’asta che si ripete a ogni ricerca. Dipende da quanti altri vogliono comparire su quella parola, da quanto sono disposti a pagare, e da quanto Google giudica pertinente il tuo annuncio rispetto a quello che la persona ha cercato.
Questo ha una conseguenza pratica importante: la stessa cifra rende in modo diversissimo a seconda della parola. Una ricerca molto generica costa cara e porta gente che sta guardando; una ricerca precisa con il nome della zona costa meno e porta gente che sta decidendo.
Come si scopre prima quanto costerebbe a te
Non serve indovinare. Google mette a disposizione, dentro Google Ads, uno strumento di pianificazione che dà una stima del costo per clic per ogni parola chiave e per ogni zona geografica. È gratuito e chiunque abbia un account può usarlo.
Il conto poi si fa a ritroso, e si fa in tre passaggi: quanto costa un clic, quanti clic servono per una richiesta, quante richieste servono per un lavoro. Se il risultato è più alto di quanto vale un cliente per te, la campagna non conviene — e questo lo sai prima di spendere.
Un solo dato concreto, il nostro: le ricerche su cui vorremmo comparire noi — «web agency Mantova», «siti web Reggio Emilia» — secondo Semrush stanno intorno a 1,5-2 € per clic. È il costo per il nostro settore nella nostra zona, non un valore generale: il tuo va misurato sul tuo.
Quando conviene, e quando no
La pubblicità è l’unico canale che porta visite dal primo giorno, ed è quello che smette di portarle nell’istante in cui la spegni. Ha senso in alcune situazioni precise e non in altre.
- Conviene: quando hai un’offerta chiara e una pagina che la spiega bene, e ti serve traffico mentre il posizionamento naturale cresce.
- Conviene: quando sei stagionale e devi esserci in quelle otto settimane.
- Non conviene: se il sito non è pronto o la scheda Google è vuota. Stai pagando per mandare gente su qualcosa che non converte.
- Non conviene: se non hai un modo di sapere quante richieste arrivano. Senza quello non è pubblicità, è una scommessa.
Come funziona il budget, in pratica
In Google Ads non si imposta una cifra al mese: si imposta un budget giornaliero medio. Google può spendere un po’ di più nei giorni in cui ci sono più ricerche e meno in quelli tranquilli, ma nel mese non addebita più del budget giornaliero moltiplicato per 30,4, la durata media di un mese.
Quindi se vuoi spendere al massimo 300 € al mese, il budget giornaliero si imposta intorno ai 10 €. E si può cambiare, mettere in pausa o fermare quando vuoi: non c’è nessun vincolo con Google.
All’inizio il budget serve soprattutto a capire. Le prime settimane dicono quali parole portano richieste e quali solo clic: è dopo, tolte quelle che non rendono, che la stessa cifra comincia a lavorare bene.
Le impostazioni che fanno sprecare soldi
Una campagna creata seguendo i suggerimenti di Google parte con alcune scelte pensate per spendere, non per rendere. Sono le prime cose che controlliamo in un account che ci viene affidato.
- La zona. L’opzione proposta mostra gli annunci anche a chi si interessa alla tua zona da lontano. Per un’attività locale serve quasi sempre l’altra: chi si trova davvero, o abitualmente, nella zona.
- Le parole troppo larghe. Senza indicazioni, Google mostra l’annuncio anche per ricerche solo vagamente legate alla tua. Le parole vanno scelte con il tipo di corrispondenza giusto, e serve un elenco di parole escluse: «gratis», «lavoro», «corso», e tutte quelle che portano gente che non comprerà.
- Le reti in più. Una campagna sulla ricerca può includere anche i siti partner e la rete display: altri posti, altro pubblico, quasi sempre meno interessato. Si attivano solo se servono.
- Gli orari. Se le richieste arrivano al telefono, un annuncio che gira quando sei chiuso porta chiamate senza risposta. Si può dire a Google quando mostrarlo.
Cosa misurare: richieste, non clic
Il numero di clic è il dato che Google mostra per primo, ed è quello che dice meno. Quello che conta è quante persone, dopo il clic, hanno fatto qualcosa: hanno chiamato, scritto su WhatsApp, compilato il modulo, chiesto le indicazioni.
Queste azioni si possono registrare come conversioni dentro Google Ads, e da lì si legge il dato che decide tutto: quanto costa, in media, una richiesta. Senza questo numero una campagna non si può né giudicare né migliorare.
Da noi la gestione di Google Ads parte da €200 al mese + IVA, con il budget per Google a parte e pagato da te: comprende una pagina del sito fatta apposta per l’annuncio, tenuta aggiornata, e ogni mese il conto delle richieste arrivate.
Se vuoi capire se nel tuo caso i conti tornano, lo guardiamo insieme prima di proporti qualunque budget. Se non tornano, te lo diciamo.
